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日志


11月8日

L'ORDINE SACRO

G. Venturi

 

1. IL PRETE CHI E’?

 

La figura del prete è oggetto di tante domande. Alcuni si chiedono se debba ancora esistere. Atri si interrogano sull'identità del prete. Ognuno si è fatto un'idea: è l'uo­mo della Messa, del sacro, l'uomo di chiesa, il ministro del culto, delle cose morali, il difensore dei deboli...

2. IL SACERDOZIO DI CRISTO

 

Ma chi è veramente il prete?

Ogni comunità umana, per esistere, ha bisogno di orga­nizzarsi in un determinato modo. Ogni religione ha sempre i suoi ministri del culto, i suoi «sacerdoti». An­che la comunità di Cristo (Cristo vuol dire «unto», «consacra­to») è organizzata, secondo san Paolo, come un corpo con le sue diverse funzioni. Cristo è il "capo" della Chiesa, il «Pasto­re» e la guida, il sommo sacerdote».

Secondo l'insegnamento della tradizione esistono due gradi di partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo: l'episco­pato e il presbiterato. Il diaconato è finalizzato al loro aiuto e al loro servizio. Con il termine «sacerdote» si designano perciò i vescovi e i presbiteri, ma non i diaconi. Tuttavia, la dottrina cattolica insegna che i gradi di partecipazione sacerdotale (episcopato e presbiterato) e il grado di servizio (diaconato) sono tutti e tre conferiti dal sacramento dell'Ordine: Vescovo, presbitero e diacono hanno liturgie distinte. Non potendo passarle in rassegna singolarmente, prendiamo in esame la più comune, quella del presbiterato, con qualche accenno agli altri riti.

 

   Sacerdozio ebraico

 

   Il popolo ebraico aveva come sacerdoti i discendenti di Aron­ne e i componenti della tribù di Levi; erano legati al tempio di Gerusalemme. Presiedevano le liturgie e offrivano i sacrifici. Questo ruolo non impegnava direttamente la loro persona: offrivano doni diversi, ma non la loro vita; sacrificavano ani­mali, non il loro stesso essere.

 

   Sacerdozio di Gesù

 

Secondo il progetto di Dio, nei nuovi tempi, non ci sono tanti sacerdoti, ma uno solo, Cristo.

Gesù non ha mai assolto funzioni cultuali. Lungi dal presen­tarsi come un personaggio sacro, un «separato», un puro, ac­coglieva i peccatori e mangiava con essi. Il suo sacerdozio è qualcosa di nuovo, non ha paragoni: non si compie con delle cerimonie, è la sua stessa persona. Egli si presenta, come co­lui che è in mezzo a noi e ci serve (Lc 22,14-20). Offre la sua vita per le pecore (Gv 10,11-16).

Tutti coloro che credono in Gesù e sono battezzati vengono a far parte del corpo (incorporati) e assumono il volto (configu­rati) di Cristo sacerdote e vittima della nuova Alleanza: «Ven­gono consacrati a formare un solo tempio spirituale e un sa­cerdozio santo per offrire ... se stessi come vittima viva, san­ta e gradevole a Dio» (Lumen Gentium n. 10).

 

   Vescovi, presbiteri, diaconi

 

Se solo Cristo è il sacerdote della nuova alleanza, solo attra­verso di lui i credenti possono offrire se stessi al Padre. Per rendere possibile tutto questo, Cristo si rende presente e agi­sce oggi, e in tutti i tempi, all'interno della Chiesa attraverso delle «persone-segno» (Sacramenti) che rendono attuale quella missione per cui il Padre lo ha consacrato di Spirito Santo al Giordano. Tra queste persone-segno ci sono quelli che oggi chiamiamo vescovi, sacerdoti – o, meglio, presbiteri (da cui «prete») – e diaconi: sono tre «ordini» o «gradi» di un unico sacerdozio detto «ministeriale», cioè a servizio del po­polo di Dio.

 

3. IL RITO DELL’ORDINAZIONE

 

Il rito dell'ordinazione incomincia con una chiamata per no- me dell'ordinando da parte della Chiesa. Viene così esplici­tato che i candidati – siano vescovi o sacerdoti o diaconi –diventano tali non perché loro lo vogliano, per una scelta o de­siderio personali, per intraprendere una «carriera ecclesiasti­ca», ma perché un Altro li ritiene atti a compiere quel determi­nato ministero. L'assemblea interviene manifestando con un segno (l'applauso) il suo assenso. L'applauso, prima che un segno di gioia e di approvazione, è partecipazione corale all'e­lezione proclamata dal vescovo.

Con questo rito viene attualizzato il mistero di Cristo che chia­ma anche oggi – come ieri in Palestina – a prolungare la sua missione di servo del Padre (Mt 10,1-5; Gv 20,19-23). I preti sono chiamati a portare, con il vescovo, il carico del popolo. II rito in questo è molto chiaro, anche se, per quanto riguarda il sacerdote e il diacono, viene contraddetto da una pratica che prevede invece una loro domanda scritta di essere ordi­nati, al termine di un itinerario di formazione.

 

   La chiamata

 

   Il senso della chiamata viene poi esplicitato da alcune doman­de-chiamata. Fondamentalmente potremo dire che l'ordinan­do è chiamato ad un ministero

- di comunione: a vivere e operare in unità di fede e di amo­re con tutti coloro che sono ordinati, a collaborare insieme per l'avvento del Regno,

- di evangelizzazione: vivere e annunciare il vangelo di Cri­sto

- di santificazione: santificarsi e rendere santi i fedeli attra­verso la celebrazione dei Sacramenti e la preghiera.

- di pastore-guida: riunire i dispersi figli di Dio, creare e gui­dare il popolo di Dio.

 

   La risposta

   Quando viene chiamato per nome, l'ordinando risponde con «Eccomi»; l'«Eccomi» diventa «Sì» nelle successive domande.

Con questa risposta egli attualizza le esperienze dei grandi chiamati da Dio, lungo tutta la storia della salvezza: Abramo (Cn 22,1), Samuele (1Sam 3,4.16), Isaia (Is 6,8), il Salmista (39,8) fino a Maria (Lc 1,38) e Gesù stesso (Eb 10,9). Anzi vie­ne associato ali'« Eccomi» di Gesù al Padre, alla sua disponibi­lità a compiere la volontà del Padre.

 

  Comunione con il vescovo

 

  Dopo aver pronunciato il suo «Eccomi» e il suo «Si» davanti a tutta l'assemblea, il futuro sacerdote si reca dal vescovo. Mette le mani giunte in quelle del vescovo e promette «filiale rispetto e obbedienza». Si tratta di qualche cosa di più di un gesto di «sudditanza»; è piuttosto la celebrazione di un «pat­to nuziale» come quando i coniugi, dandosi la mano, si pro­mettono di «rispettarsi e amarsi». Il vescovo rende presente Cristo e l'ordinando, con il suo gesto di obbedienza, viene preso dentro nel suo mistero: d'ora in poi le sue mani saranno le mani del vescovo, cioè di Cristo che benedice, guarisce, perdona.

Dopo questi dialoghi iniziali, il vescovo invita tutta l'assem­blea a porsi in preghiera e invocare l'intercessione dei santi con il canto delle litanie. Questa preghiera attesta la presenza della Chiesa celeste, coinvolta essa pure nell'evento di sal­vezza che sta per compiersi.

 

  Prostrazione

 

 Durante le litanie, l'ordinando si prostra disteso a terra. Con questo gesto manifesta la sua totale disponibilità all'azione creatrice di Dio; dice alla Chiesa di essere davvero l'infimo di tutti. Per questo suo atteggiamento interiore, Dio può com­piere le sue meraviglie: «sollevare dalla polvere l'indigente e farlo sedere tra i principi del suo popolo».

L'ordinando é come l'antico Adamo che attende le mani pla­smatrici di Dio e il soffio dello Spirito che dà vita.

 

  Consacrazione

 

  Il vescovo conclude le litanie chiedendo «la benedizione dello Spirito Santo e la forza della grazia sacerdotale» e poi, duran­te una preghiera silenziosa, impone le mani sul capo dell'ordi­nando, seguito da tutti gli altri sacerdoti presenti: sono mani che riplasmano il battezzato per farlo conforme a Cristo Sa­cerdote e guida del suo popolo.

La grande preghiera «consacratoria» che segue esplicita il si­gnificato del gesto compiuto.

Attraverso l'imposizione delle mani, viene trasmesso lo Spiri­to Santo e resta impresso il carattere che lo configura a Cristo Capo della Chiesa. Egli deve poter essere immagine viva di Gesù Cristo sposo della Chiesa, «rivivere l'amore di Cristo sposo, nei riguardi della Chiesa sposa», «amare la gente con cuore nuovo, grande e puro, con autentico distacco da sé, con dedizione piena, continua e fedele» (Giovanni Paolo II). Con l'imposizione delle mani il vescovo consacra il presbitero come suo collaboratore nella missione di evangelizzare, santi­ficare e governare e lo unisce a sé non in modo giuridico, ma sacramentale, vitale. Il fatto che anche tutti i presbiteri pre­senti impongano le mani sull'ordinando esprime in modo elo­quente come egli è espressione di tutto il presbiterio e deve far riferimento a tutto il presbiterio. In forza dell'ordinazione agirà non singolarmente, ma in comunione con esso Vescovi, presbiteri e diaconi costituiscono qualcosa di organi­co; ciascuno rimanda all'altro: il vescovo è in comunione con gli altri vescovi e con il papa (collegio episcopale, Concilio, si­nodo); i presbiteri con il vescovo e con gli altri presbiteri (pre­sbiterio), il diacono con il vescovo e i presbiteri. Sono tre «or­dini» in un unico «ordine».

 

Ordinati per il popolo…

 

Vescovo, presbitero, diacono sono «ordinati», finalizzati, al popolo di Dio (per questo è detto sacerdozio «ministeriale»). La loro ragion d'essere è di rendere presente, in ogni luogo e in ogni tempo, l'azione salvifica di Gesù e abilitare tutti i mem­bri della Chiesa a compiere la missione di Gesù, servo del Pa­dre e dell'uomo, ad esercitare il sacerdozio loro proprio.

Al gesto fondamentale dell'imposizione delle mani e della re­lativa preghiera, seguono alcuni riti che esplicitano l'identità e il servizio che il nuovo ministro deve rendere alla comunità.

 

…per presiedere…

 

Innanzitutto il nuovo sacerdote riceve la stola e la casula, qua­si come sua carta di identità. Il vestito manifesta qualcosa di interiore e invisibile della persona. Dopo il peccato, Adamo ed Eva assumono l'abito del peccatore; dopo il Battesimo il cri­stiano si veste dell'abito bianco, simbolo della sua nuova vita. Dopo l'ordinazione, il sacerdote viene rivestito degli abiti sa­cerdotali per indicare la sua nuova identità. A chi viene ordina­to vescovo vengono consegnati l'anello, segno di fedeltà alla Chiesa, la mitria e il pastorale, segni del ministero di pastore del popolo di Dio.

Il vescovo poi unge con il crisma le mani del presbitero (il ve­scovo riceve Funzione sul capo). Con questo gesto viene espresso che il prete è «consacrato per consacrare». D'ora in poi Gesù Cristo «che è stato consacrato dal Padre in Spirito Santo e potenza», sarà sempre con il presbitero «per la santi­ficazione del suo popolo e per l'offerta del sacrificio eucaristi­co».

Per specificare ulteriormente questa missione di santificazio­ne il vescovo consegna il pane e il vino per la celebrazione dell'eucaristia affidando il ministero di ricevere le offerte (i sa­crifici spirituali) della comunità cristiana e sull'esempio di Cri sto offrire se stesso in sacrificio spirituale a Dio per la Chiesa e il mondo. Nella celebrazione dell'Eucaristia, il sacerdozio ministeriale e quello dei fedeli si incontrano per dare origine ad un'unica offerta.

 

…evangelizzare…

 

Nel rito dell'ordinazione del presbitero non esiste nessun ge­sto che indichi il ministero di evangelizzazione. Vi si accenna solo nell'omelia e nella preghiera consacratoria. Ogni presbi­tero è chiamato a mettersi alla scuola dell'unico Maestro, a dispensare la parola di Dio ricevuta con gioia, ad aiutare il ve­scovo nell'annuncio del Vangelo al mondo.

Nella consacrazione del vescovo appare in piena luce il mini­stero di evangelizzazione attraverso due gesti: il libro del Van­gelo posto sul capo durante la preghiera di consacrazione e la consegna del Vangelo alla fine del rito.

 

…dentro la Chiesa universale

 

Certamente ogni vescovo, presbitero, diacono opera in una Chiesa locale; tuttavia ciascuno di loro non può chiudersi den­tro dei confini. Come Gesù, ciascuno di loro è mandato a por­tare il messaggio e l'opera della salvezza «fino agli estremi confini della terra», proprio in forza di quella comunione che li lega alla Chiesa intera.

 

 

 

 

 

 

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